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Il locale
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La sveglia del Gallo
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I pordenonesi apprezzano la nuova gestione del Ristorante al Gallo
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Michela Zin
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Dopo un bel lavoro di ristrutturazione ha riaperto i battenti al pubblico il Ristorante Al Gallo. Siamo in pieno centro storico di Pordenone, nel cuore della città, proprio a due passi dal fiume Noncello e da quell'attracco famoso “Portus Naonis” che le ha dato il nome. Proprietara del locale, tra i primi a Pordenone se non addirittura il primo, dal secolo scorso (1850), è la famiglia Morandi. Si racconta che il nome fu scelto perchè era collocato all’entrata della città e rivolto verso il sorgere del sole, così come fa il gallo cantando al nascere del giorno. A gestire il ristorante pordenonese, recentemente insignito dalla Regione anche dell'omonima insegna di locale storico, sono Andrea Spina e Diletta Pitton. Lui pordenonese doc, 34 anni e lei un anno in meno, originaria di Cormons. Lui dice di lei che è testarda e permalosa; lei di lui che è tanto pignolo ed estremamente autocritico. Difetti che sembrano quasi essere pregi, considerata la scelta di vita fatta. Hanno aperto a Pordenone solo da qualche mese, ma la loro esperienza professionale è più che decennale. Andrea, chef de “Il Gallo”, dopo la scuola alberghiera a Udine si regala 8 mesi in California e poi 6 in Australia «perchè - racconta - volevo conoscere altre cucine e la cultura di altri paesi». Dopo importanti esperienze in locali dell'Alto Adige, a Bologna, nel vicino Veneto e in altri ristoranti del pordenonese, negli ultimi 8 anni mette radici a Grado “All'Androna” che oltre a plasmarlo professionalmente le regala anche l'amore. E' proprio qui, infatti, che conosce Diletta e scocca quella scintilla che ancora oggi li tiene uniti e li ha spinti ad iniziare una nuova avventura insieme. «Era da un po' di tempo - racconta Andrea - che volevo un locale per me e lo volevo a Pordenone perchè a mio avviso questa città meritava un ristorante di pesce nel cuore della città. “Il Gallo” mi è piaciuto subito e con Diletta abbiamo deciso che era il posto giusto dove iniziare la nostra storia lavorativa insieme. A gennaio 2009 sono iniziati i lavori ed il 5 marzo abbiamo aperto». La cucina offre soprattutto pesce. I 14 anni a Grado hanno permesso ad Andrea di approfondire la sua già spiccata passione per questo tipo di prodotto e i contatti avuti, le conoscenze con i fornitori ed una buona dose di curiosità per le sperimentazioni, hanno fatto sì che quello che oggi il ristorante “Il Gallo” può offrire è proprio quello che a Pordenone mancava.
Dopo solo qualche mese di lavoro, di certo non si fanno bilanci ma Diletta occupandosi della sala è a contatto diretto con i clienti e allora qualche riflessione sull'andamento dell'attività può farla. «Siamo molto soddisfatti - ci racconta - perchè abbiamo avuto subito un buon riscontro di pubblico e ciò che ci gratifica di più è che chi è venuto torna e ci manda amici, conoscenti o colleghi. La nostra clientela durante la settimana è principalmente locale: professionisti e persone che operano in città. Il fine settimana, invece, sono magari le stesse persone che vengono con le loro famiglie o con gli amici. Un bel segnale perchè vuol dire che la nostra proposta è stata apprezzata».
E dietro ad ogni piatto che Andrea presenta c'è una sua filosofia. «Quello che voglio - spiega - è che in primo piano ci sia il pesce. Sempre. Deve essere cucinato ma non mascherato. Il sapore deve essere quello originale e quello che lo accompagna, pasta o verdura, deve venire in secondo piano. Mi piace cercare ingredienti particolari per i diversi piatti. Utilizzo, ad esempio, sette tipi di sale, tra cui quello nero delle Hawai. Le mie due esperienze lavorative in America ed Australia mi hanno lasciato un'impronta orientale che mi piace portare ancora nei miei piatti: utilizzo lo zenzero candito o lo wasabi o ancora alcune salse di soja o il latte di cocco. In fondo per un cuoco creare un piatto è un po' far conoscere il proprio stato d'animo. E' come per un'artista realizzare un quadro. Io vorrei che i clienti cogliessero dai miei piatti questo mio pensiero». Grande attenzione viene riservata ai prodotti: alcuni pesci particolari come il tonno arrivano direttamente dalla Sardegna, il pescato dell'Adriatico da Chioggia e Trieste e poi per il consumo quotidiano c'è la pescheria pordenonese.
In soli due mesi di attività Andrea e Diletta hanno già stretto relazioni con altri locali pordenonesi con l'unico obiettivo di non farsi concorrenza ma con la voglia di proporre attività in sinergia per dare ancora più voce a questa bella città che scorre sulle rive del Noncello e che «sa proporre - precisa Andrea - iniziative culturali di altissimo livello che hanno diritto di avere al loro fianco una ristorazione attenta, qualificata e collaborativa».
Ovviamente, essendo Diletta, originaria di Cormons la maggior parte dei vini proposti non poteva che arrivare da quelle zone ed è lei a proporli in sala. «Per il momento - precisa - proponiamo le etichette che conosciamo perchè vediamo che la nostra clientela le apprezza. Anche in questo abbiamo ormai ben consolidato l'abbinamento dei vini ai nostri piatti».
C'è tanto entusiasmo dietro gli occhi di Andrea, ma anche la certezza di aver intrapreso un'attività che richiede sacrificio, la consapevolezza che la giornata di chiusura il più delle volte la si passa lavorando o sbrigando qualche pratica e che forse quest'anno le ferie non ci saranno. Diletta lo guarda con amore, anche lei sa che l'avventura iniziata insieme sarà impegnativa «ma - dice - quando Andrea me ne ha parlato non ho esitato a seguirlo». Ma chi cucina quando il locale è chiuso? «Io - risponde Andrea - ed il mio piatto preferito è il polpettone. Ma secondo Diletta quello che mi viene meglio è il tonno tonnato». Per questi due giovani che possono contare anche sulla collaborazione di Enrico e Fatosh in cucina e di Althea in sala, la gestione de “Il Gallo” è una scelta di vita.
Sguardi complici e occhi lucidi quando mi dicono che il loro grazie particolare va ad una persona importante che ha dato loro una chance e ovviamente alle loro rispettive famiglie. Si dice che l'unione fa la forza e a guardare questi due giovani sembra proprio che frase più azzeccata non possa esserci.
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