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Itinerari di gusto
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Valletta 444: un brindisi “cavalleresco” e le premesse per un gemellaggio
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I Vini della Rocca Bernarda per il compleanno
della Capitale dell'isola di Malta
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Bepi Pucciarelli
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Era il 1977 – son già passati trent'anni e più – quando la proprietà della Rocca Bernarda, intesa sia come castello, sia come azienda agricola, venne lasciata in eredità dal Conte Gaetano Perusini ai Cavalieri di Malta. Anzi, per essere più precisi: al Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta (definizione ufficiale completa, che si può abbreviare in Sovrano Militare Ordine di Malta, SMOM). Una precisazione che non è pignoleria, perchè il fascino dell'Ordine e della sua storia millenaria ha fatto sì che nei secoli siano stati numerosi i tentativi di imitazione e le rivendicazioni di autenticità, più o meno in buona fede.
Parliamo dunque dei Cavalieri, quelli autentici, che dai tempi delle Crociate considerano loro missione l'assistenza ai malati, ai bisognosi e ai più svantaggiati. Sono presenti – con l'efficienza che gli deriva dalla tradizione militare – ovunque ci sia bisogno Un'attività finanziata direttamente dai membri, da donazioni private, dai proventi di gestione delle aziende agricole (in Italia, oltre alla Rocca Bernarda, lo SMOM possiede dal 1150 il castello di Magione, in Umbria, oggi anch'esso cuore di un'azienda vinicola).
Per Malta e per i maltesi, i Cavalieri rappresentano una parte importante della loro storia. E' vero che nei secoli (anzi, nei millenni: vi sono prove di insediamenti umani risalenti al 5200 a. C.) l'arcipelago maltese è stato frequentato da tutti: fenici, greci, arabi, romani, normanni... e, in tempi più recenti, francesi – con Napoleone – e inglesi dall'inizio dell'Ottocento fino all'ultimo dopoguerra. Ma è altrettanto vero che furono i Cavalieri, ricevuta l'isola in affitto perenne nel 1530 da Carlo V, imperatore e Re di Sicilia, a resistere nel 1565 all'assedio da parte dei Turchi e a decidere, quindi di fortificare l'isola, ed in particolare la zona del porto dove venne costruita la città di La Valletta, che prese il nome del gran maestro Jean de la Valette. La posa della prima pietra avvenne il 28 marzo del 1566: tra undici mesi saranno 444 anni.
Ed è qui che torniamo a Rocca Bernarda. Perché da poco più di un anno, un affermato imprenditore maltese, Max Castagna, ha avviato la distribuzione nell'arcipelago dei vini della Rocca. E, unendo spirito imprenditoriale e conoscenza della storia, ha pensato di valorizzare quella croce a otto punte che campeggia in modo discreto sulle bottiglie della Rocca (la croce di Malta!) e che ha un fascino particolare sia per i maltesi, sia per i visitatori (e, anche questo era dire, il turismo rappresenta per la giovane repubblica maltese la più importante voce di bilancio). Un anno o quasi di trattative (La Valletta è la più piccola capitale d'Europa, ma pur sempre la capitale di uno stato sovrano) con il giovane sindaco ed il Local Council, l'amministrazione comunale, da una parte, ed i vertici dell'Ordine (anch'esso, a tutti gli effetti, uno stato sovrano) dall'altra: è nata così “Valletta 444”, una confezione a tiratura limitata – duemila esemplari - contenente una bottiglia di Merlot (uno dei vini di maggior successo di Rocca Bernarda) ed una di Friulano, il simbolo dei grandi vini bianchi del Friuli Venezia Giulia. Per chi ama la numerologia, “444” è un “numero maestro superiore”; e se al numero 4 sono associati significati positivi, tre volte 4 – in inglese suona bene “fourfourthyfour” - è positività al cubo.
“Valletta 444” è stato presentato ufficialmente il 25 marzo scorso, tre giorni prima del compleanno della Valletta e quindi alla vigilia dell'inizio del fatidico 444mo anno di vita della capitale maltese, in una location assolutamente unica: la fortezza di St John’s Cavalier, uno dei più antichi monumenti di Malta, costruito poco dopo l'assedio dei Turchi del 1565 . St John's Cavalier, un intraducibile gioco di parole perché oltre che Cavaliere di San Giovanni (in inglese più comunemente si dice Knights of St. John) Cavalier significa anche fortezza, torre fortificata. Un luogo di rara suggestione, un salone austero arredato soltanto dagli stemmi dei gran maestri dell'Ordine. Un luogo che è anche un simbolo dei legami tra l'isola e i Cavalieri: dal 1967 la fortezza è stata data in uso per 99 anni dalla Repubblica maltese allo SMOM, ed è da allora la sede dell'ambasciata a Malta del Sovrano Ordine.
Alla serata di presentazione (e alla conferenza stampa svoltasi nella medesima sede il giorno seguente) ha preso parte il sindaco della Valletta, dr. Alexei Dingli, che nel suo intervento ha sottolineato come l'iniziativa si inquadri perfettamente nei programmi dell'amministrazione per valorizzare la capitale e riscoprirne la storia gloriosa; un programma che ha un traguardo preciso nel 2018, quando La Valletta sarà capitale culturale d'Europa.
Compiacimento per l'iniziativa anche da parte del presidente dell'Authority per il turismo di Malta,
Josef Formosa Gauci, che ha sottolineato l'importanza dell'etichetta “Valletta 444” per la promozione all'estero di Malta e della sua capitale. Max Castagna, mente e “cuore” dell'operazione, ha annunciato che “Valletta 444” è solo l'inizio (“la prima pietra”, ha detto con riferimento a quella di fondazione della Valletta) di una serie di iniziative legate ai più importanti monumenti lasciati nell'isola dai Cavalieri di Malta.
Paolo Dolce, direttore ed enologo della Rocca Bernarda, ha ringraziato le autorità maltesi per aver “sposato” il progetto che, al di là degli scopi puramente commerciali, è anche una specie di “gemellaggio” tra Malta ed il Friuli Venezia Giulia. Ed ha sottolineato un particolare destinato a rafforzare l'amicizia e la collaborazione: la Rocca Bernarda è nata negli stessi anni della Valletta. Era infatti il 1567 (un anno dopo la fondazione della capitale Maltese) quando i conti Valvason Maniago avviavano la costruzione della loro dimora. Una coincidenza singolare, che certamente Paolo Dolce e Max Castagna non mancheranno di evidenziare nelle future iniziative.
Pochi giorni dopo l'evento di Malta, “Valletta 444” è stato nuovamente protagonista, questa volta al Vinitaly di Verona, dove l'iniziativa è stata presentata con successo alla stampa italiana.
BOX
Mangiare maltese e ber... Friulano
Malta, nel cuore del Mediterraneo, è tutta da scoprire (è facile prevedere che il volo diretto low-cost da Treviso la renderà presto popolare nel nordest d'Italia) per la sua storia, il suo clima, la sua ospitalità... ma anche per la sua gastronomia.
La cucina maltese, da raccomandare a chi crede di inventare la cucina “fusion”, è stata influenzata nel corso dei secoli da chi ha abitato l’isola (arabi, italiani, spagnoli, francesi e inglesi); particolarmente forti le influenze siciliane e moresche. Cucina di carne e di pesce, in giusto equilibrio; tra le carni, molto impiegata quella di coniglio (curiosamente, protagonista della tavola anche in altre isole, come Ischia e Pantelleria). Piatti dal nome di derivazione italiana (Rajul, ovvero ravioli con ricotta e pomodoro; Bragjoli, involtini di carne cotti in vino rosso; e la Kapunata che non abbisogna di traduzione) ma resi fascinosi dai profumi di spezie, unici per la presenza di verdure ed erbe aromatiche alle quali il sole di Malta ha regalato una straordinaria intensità di sapore. Per una “full immersion” nella gastronomia maltese, l'indirizzo giusto è Ta' Marija, a Mosta, una cittadina posizionata quasi al centro dell'isola, a una quindicina di chilometri dalla capitale. Lo possiamo dire con cognizione di causa: per aver visto i riconoscimenti conquistati (“Miglior ristorante maltese” ininterrottamente dal 2005 al 2009) e per aver assaggiato una serie di portate quasi incredibile, anzi esagerata. D'altronde, non era possibile rifiutare senza essere scortesi con l’ospitale Ben Muscat patron da oltre 40 anni di questo tempio del mangiar maltese
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