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Il punto
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L’Accademia dei Campioni
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Udinese Academy
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Nicolò Gambarotto
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Uno dei concetti più significativi, emerso dalle relazioni tenute presso l’Università di Gorizia il 24 aprile scorso in occasione dei festeggiamenti per i 140 anni dell’Ersa – Ente Regionale per lo Sviluppo Agricolo – è stato che, per fare qualità è necessario innovare e fare ricerca.
Può sembrare un paradosso, che tradizione ed eccellenza possano migliorare qualitativamente con l’innovazione e la ricerca, ma i dati dimostrano quanto sia vera questa tesi
Sport e alimentazione, uniti da obiettivi comuni nella costante ricerca dell’eccellenza, dimostrano infatti la validità dell’assunto suffragato da reali e indubitabili risultati.
Se volessimo paragonare il corpo umano a una macchina da corsa, nessuno di noi dubiterebbe della necessità di dover mettere benzina nel serbatoio ed altrettanto nessuno penserebbe di fare il pieno di gasolio in un serbatoio, che deve alimentare un motore costruito per funzionare a benzina. Visto che abbiamo paragonato il nostro corpo ad una autovettura se dovessimo alimentarci con prodotti scadenti o non adatti otterremmo il risultato dell’aver fatto il pieno di gasolio in una macchina a benzina.
Considerato, che il prodotto alimentare deriva da agricoltura e zootecnica, appare chiara la necessità della ricerca e innovazione per fare in modo che il nostro “carburante” sia sempre di ottima qualità.
Se tutto ciò poi pensiamo sia necessario per la vita di tutti i giorni, diventa addirittura una strategia, e spesso la carta vincente, nelle prestazioni sportive.
Lo sa bene il dott. Bernardino Petrucci che è stato prima macchina da corsa ed oggi direttore dei box, tanto per continuare nel paragone automobilistico. Nato nel 1958 a Roma si è laureato con il massimo dei voti in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dal 1976 al 1985 è stato atleta della Nazionale Italiana di Pentathlon Moderno, tesserato per il gruppo sportivo Polizia di Stato – FF.OO, atleta P.O. per le Olimpiadi di Mosca del 1980. Dal 1985 al 1995 ha ricoperto l’incarico di medico della FIDAL (Federazione Italiana Atletica Leggera), mentre dal 1990 al 2000 ha ricoperto l’incarico di medico della IAAF, Federazione Internazionale Atletica Leggera, partecipando a tutte le manifestazioni sportive mondiali comprese quattro Olimpiadi.
Tra le sue esperienze passate, il Dottor Petrucci dal 2000 al 2004 ha ricoperto l’incarico di Medico di Squadra, Responsabile e Coordinatore Sanitario della Società di Calcio Chelsea Football Club di Londra. Dal 2004 al 2007 è stato il Coordinatore Sanitario e medico Sociale della S.S. Lazio.
Il Dottor Petrucci è entrato dal mese di gennaio ufficialmente a far parte dello staff di Udinese Calcio, con il ruolo di Responsabile del Progetto Sviluppo Atletico Sportivo della squadra bianconera in collaborazione con lo staff medico composto dai Dott. Aldo Passelli, Dott. Fabio Tenore e il Dott. Maurizio Cum.
Dott. Petrucci, come mai l’Udinese ha sentito il bisogno di un medico di tale esperienza?
Credo sia nata dall’esigenza di raggiungere due obiettivi strettamente correlati tra loro
Per prima cosa il continuo miglioramento dei risultati in campo poi la volontà di realizzare un progetto più ampio e innovativo, che va sotto il nome di Udinese Academy, il cui obiettivo è il raggiungimento nel tempo di un inedito programma di lavoro, tecnico, atletico e medico che diverrà per i giocatori un vero e proprio stile di vita.
Quindi come ha operato in questi primi mesi?
Innanzi tutto è cambiato lo stile alimentare dei giocatori e direi anche di tutto lo staff di Udinese Calcio.
Colazione e pranzo sono gestiti direttamente da noi, nel senso che l’alimentazione è seguita sia dallo staff medico che da uno chef.
La cena invece, pur con opportune indicazioni, è libera.
In pratica su ventuno pasti settimanali che vengono consumati dagli atleti noi ne controlliamo direttamente quindici.
Diciamo che siamo al corrente in ogni momento del carburante che forniamo ai nostri giocatori e sappiamo che è di ottima qualità.
Quali sono i parametri alimentari che vengono seguiti per la dieta corretta?
In due parole “sobrietà e differenziazione”
Nella pratica molte verdure, pasta o riso, poca carne rossa, pesce e carne bianca.
Ci faccia un esempio pratico di un menù tipo
A colazione, latte biscotti, fette biscottate con marmellata, yogurt, succhi e frutta fresca.
E il classico cappuccino e cornetto?
Assolutamente banditi dalla dieta. Non c’è nulla di peggio che iniziare la giornata ingerendo grassi importanti e più difficilmente smaltibili inoltre con un basso contenuto energetico.
Le fette biscottate e i biscotti sono invece immediatamente assimilabili e trasformati dall’organismo in energia spendibile già al primo allenamento della mattina.
La colazione è un momento davvero importante, è il primo rifornimento energetico della giornata e deve essere di elevata qualità, il cornetto per un atleta è invece il primo motivo di eventuali problemi gastrici.
A pranzo come antipasto verdure, legumi, prosciutto e bresaola, poi due tipi di pasta, compresa quella integrale o in alternativa il riso.
I sughi sono generalmente a base di verdure, come pomodoro e pesto, anche se qualche volta una buona amatriciana non si può non mangiarla. Per differenziare, anche lasagne e tortelloni ma sempre con sobrietà.
Nei secondi invece prevalentemente carni bianche, un pesce, che non deve mai mancare e più raramente le carni rosse, che solitamente vengono inserite nella dieta secondo un ciclo settimanale o per specifiche esigenze.
In fine per dessert crostate e gelato.
Insomma una dieta assolutamente ricca e varia e le assicuro efficace.
E in trasferta ?
Le cose non cambiano fatto salvo che, ci portiamo dietro un sacchetto da viaggio con pane, frutta e una porzione di pasta fredda da consumare entro un’ora dalla fine della partita.
E il vino ?
Ovviamente vietato. Da bere è consigliata, oltre l’acqua, la Cola che tra l’altro è un ottimo coadiuvante nello smaltimento dell’acido lattico.
Solo ai giocatori inglesi concedevo la birra.
Perché fa bene all’acido lattico?
No, semplicemente perché era meglio controllarli nella quantità concessa piuttosto che accettare che lo facessero di nascosto. Questioni di cultura e stili di vita non modificabili, anche se si tratta di atleti.
E i giocatori cosa dicono del menù? In fondo avete diversi stranieri con culture alimentari anche molto diverse tra loro?
Sempre quando ero in Inghilterra ho trovato che i giocatori la mattina facevano colazione al Mc Donald o nei Pub dove mangiavano carne d’agnello. I risultati sportivi erano disastrosi.
Quando ho insegnato loro ad alimentarsi correttamente le prestazioni in campo sono cambiate, così come la media infortuni e loro stessi per primi si sono resi conto dell’importanza del carburante di qualità. Qui a Udine ho trovato dei professionisti che hanno immediatamente capito l’opportunità offertagli e direi che anche qua i risultati sul campo si sono visti da subito.
Come fate a capire se la dieta alimentare è corretta? Tra prima e seconda squadra avete cinquanta giocatori e ognuno avrà le proprie esigenze?
Nei controlli medici che vengono effettuati regolarmente controlliamo settantacinque parametri diversi che forniscono indicazioni dettagliate anche sugli effetti dell’alimentazione.
Se vi sono carenze di qualunque genere o eccessi, adottiamo i necessari correttivi per mantenere sempre un corretto equilibrio oligo alimentare e dietetico.
E la qualità del cibo?
Il prodotto di base eccellente è una piccola mania del Patron Gianpaolo Pozzo.
Non sono ammesse deroghe sulla qualità. Il pollo ad esempio, che per la componente carne è il primo prodotto, viene acquistato solo da un unico fornitore che garantisce l’allevamento a terra.
Il pesce invece viene dalle valli di Marano e Grado.
Latte, latticini e formaggi sono solo di produzione regionale e di certificata qualità mentre, le verdure sono acquistate direttamente dai produttori locali.
Ottenuti i risultati voluti verrà sciolto il ritiro giornaliero della squadra?
Direi proprio di no nel senso che questo non è un ritiro e tanto meno va visto e vissuto come una sorta di punizione per qualche partita che in passato è andata male, è piuttosto un nuovo stile di vita che stiamo insegnando ai ragazzi e che oltre l’alimentazione comprende tante altre cose.
Ecco perché è nato il progetto Udinese Academy, per offrire ai nostri ragazzi un futuro da campioni anche fuori del campo.
Box
Udinese Academy
Il Progetto Udinese Academy vuole accrescere e migliorare il concetto di mentalità sportiva per ottenere un completamento della formazione dei calciatori e per aiutare la costruzione della loro figura professionale. Uno staff di professionisti dedicati al Progetto, cura la formazione e lo sviluppo del giocatore, fin dai primi anni della scuola calcio, non solo dal punto di vista tecnico-tattico, ma anche e soprattutto dal punto di vista socio-culturale, educativo e alimentare. Per poter competere ad alti livelli, sia in Italia che all’estero, è necessario infatti essere alla ricerca della perfezione, che si può raggiungere solamente curando e cercando di migliorare ogni minimo dettaglio del profilo dell’atleta, dalla dieta alimentare, alla sua formazione culturale, dal controllo dello sviluppo fisico allo studio delle peculiarità del corpo di ogni atleta. A tutto ciò è da aggiungere un aspetto di fondamentale importanza che va a completare la gestione dell’atleta, la creazione in ogni calciatore di un vero e proprio senso di appartenenza al gruppo Udinese.
Questo è solo un punto di partenza, l’obiettivo finale è quello di creare una vera e propria Casa Udinese.
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