| Il locale della settimana |
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Sognando California
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Possa il vino aprire i vostri cuori |
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Arbe Garbe, letteralmente “erbacce”, è come noi chiamiamo l'erba selvatica dei Colli Orientali Friulani. Il Friuli, una regione che come l'arbe garbe sembra essere cresciuta silenziosamente attraverso i secoli, fornendo tranquillamente e con discrezione terra fertile all' Impero Romano, ai Barbari, agli Unni e all' Impero Austro-Ungarico che nel corso dei secoli vennero a stabilirsi quà. Una terra di emigranti, silenzioso crocevia di culture. Sacro e profano hanno convissuto porta a porta, la gente si riuniva timorosamente nelle chiese dei villaggi mentre si diceva che le streghe si riunissero nei boschi. Nella metà degli anni novanta, in questo stesso scenario, due studenti di filosofia pagano la propria istruzione vendemmiando l'uva dei vigneti Jermann. Durante lunghe ore di duro lavoro e di sogni condivisi i due trovano molte idee in comune. Bob Dylan, Neil Young, Kerouak, Toqueville sussurranno incessantemente nelle loro menti affondando profonde radici. Lui porta la sua chitarra, lei solo un fiore tra i capelli e l' amore negli occhi e partono per la California... (da: www.arbegarbewines.com)
Dove e in che anno ha inizio la vostra storia?
Erano gli anni Novanta, e dovevamo andare. A differenza delle generazioni precedenti, questa necessità non era dovuta alla fame: non di certo a quella fisica, per lo meno.
In quel periodo cosa facevate? Eravate già nel mondo del vino?
Studiavamo, e l’unica esperienza in questo mondo veniva da una vendemmia. Enrico era stato subito prelevato dai filari con un trattore e trasferito in cantina. La raccolta si protraeva fino a sera. Fu un’esperienza intensa e coinvolgente e decidemmo di comune accordo di non ripeterla mai più, per niente al mondo...
Come nasce il sogno americano?
Siamo sempre stati innamorati dell’esperienza americana trasmessa attraverso la cultura beatnik e la musica di Bob Dylan e gli altri profeti, dai primi ingenui anni Sessanta ai consumati anni Settanta. Poi, negli Ottanta, incominciarono i ritratti contemporanei di questa società irresistibilmente contorta nel cinema di Altman. Il danno era fatto.
Quando decideste di partire?
Alla fine del 1998 abbiamo preso pochi vestiti e una chitarra e siamo partiti per una “vacanza”.
Dal primo giorno, una serie di coincidenze inspiegabili ha fatto si che la strada in un certo modo ci si aprisse davanti, da sè. Noi volevamo solo trascorrere 6 mesi in California e tornare a casa, avevamo un biglietto di ritorno, ma eccoci qua.
Sognando solo California… o anche in altri posti?
La California era la meta. Abbiamo trascorso diversi anni a Los Angeles, quelle spiaggie rendevano difficile concentrarsi in altre direzioni.
E dalle spiagge al vino?
Letizia: Enrico ha subito iniziato a lavorare con Piero Selvaggio presso il celebre Valentino, dove si è trovato come Alice nella cantina piu` famosa d’America e quello e` stato il suo paese delle meraviglie. La posizione gli ha aperto numerose porte e portato conoscenze in tutte le sfaccettature del mondo del vino.
Io in quegli anni, pur perseguendo nel contempo i miei talenti in altri campi, ho lavorato a fianco della (all’epoca) moglie di Piero, Stacy, occupandomi delle pubbliche relazioni e dei party e imparando più di ciò che anni e anni di studi avessero mai insegnato.
Il nostro sogno era semplice, a quel punto: un paio di bambini e un business di famiglia da allevare. Dopo 5 anni eravamo pronti, si trattava solo di tirare le somme. Enrico aveva una rinnovata passione per il vino ed io un’utile esperienza pratica in marketing e management.
Mancava un diploma di enologia a Davis e il gioco era fatto. Ci siamo trasferiti a Napa allo scoccare del 2005 e durante gli studi, Enrico ha trovato lavoro in una cantina della Valle. Procedendo a passi da gigante come gli è solito, in poco tempo si è guadagnato il diploma e |
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e il titolo di winemaker in cantina. È attualmente enologo per Flora Springs, una tra le più vecchie cantine della Napa Valley.
So che producete anche bottiglie con una vostra etichetta. Avete acquistato dei terreni?
La nostra frutta proviene dai vigneti di alcuni tra i migliori coltivatori nelle Napa e Sonoma Valli.
Tra questi vi è Saralee’s Vineyard, da cui abbiamo prodotto i nostri 3 passati Vintage e da cui molti noti produttori comprano le loro uve.
La nostra etichetta Arbe Garbe, è stata disegnata da Francesco Altan e la presentiamo con orgoglio così come ogni riferimento alla nostra terra d’origine.
Quali sono le tecniche di lavorazione in California? Quali le differenze con le nostre produzioni?
Enrico: Essendo la California il melting pot per eccellenza, non possiede tradizioni veramente proprie ma le prende dalla moltitudine dei pionieri che vi hanno messo radici o anche solo sono stati di passaggio. Lo stesso avviene nell’ambito specifico della viticultura, dove si trovano tecniche affini a quelle in uso in Francia o in Italia e in Friuli.
Per quanto ci riguarda, le nostre pratiche includono fermentazione sulle feccie con lieviti indigeni e batonage o agitazione delle feccie a intervalli regolari.
Il vostro vino lo si potrebbe definire Italiano o Californiano?
“Califurlan” e` il termine da noi coniato per definire il nostro vino.
E il significato di terroire?
Enrico: La risposta e’ intrinseca alla nostra definizione di Califurlan. Il terroire , inteso come connubio storico perfetto tra tipicità microclimatiche e vitigni autoctoni, in California e’ solo un’arguzia di marketing...una chimera. Preferiamo parlare di “tiare”, e cerchiamo quindi quelle condizioni microclimatiche particolari che più si adattano ai quei vitigni, “stapiantati” come noi, con cui lavoriamo.
Letizia: E` un terroirista!
Com’è il mercato americano e quali le tendenze?
Letizia: Il mercato americano è in una nuova fase di rivoluzione, dovuta sia alla nuova era politico-economica e sia a un generale approfondimento del gusto e allargamento della fascia generazionale del pubblico. In altre parole, negli Stati Uniti il consumatore di vino è oggi, così come in Italia, in media più giovane rispetto a 10 anni fa e fa meno ricorso ai punteggi e alle reviews delle autorità e più ai blog anonimi, per così dire.
Ciò tuttavia non significa ancora che Parker o il Wine Spectator non siano più un asso nella manica per un vino.
Abbiamo fatto menzione anche ad un gusto più sofisticato... Osiamo dire che potrebbe avere a che vedere con una quasi ormai predominanza femminile nelle posizioni strategiche di compratrici e venditrici, l’anello fra il produttore e il consumatore finale. Sono loro a presentare i vini al pubblico e a determinarne l’accessibilità.
Quali i progetti futuri?
Continuare la nostra piccola produzione, crescere lentamente al passo con i tempi e soprattutto possibilmente continuare a divertirci attraverso il duro lavoro!
Il nostro progetto include una amatoriale promozione del Friuli attraverso foto e racconti e, in vista di un futuro aumento della produzione, anche attraverso i nomi e le immagini delle nostre etichette (www.arbegarbewines.com).
Vi sentite emigranti o semplicemente cittadini del mondo?
Chi lo sa, al giorno d’oggi ci sono tanti come noi, che hanno fatto le stesse scelte.
Forse non e` sbagliata la definizione piu` umanistica che tu ne dai.
E i Figli?
Abbiamo un adorabile e tremendo bambino che si chiama Benedetto, compirà 4 anni in primavera e sa già manovrare il muletto (in braccio a papà).
Cosa non vi ho chiesto ma vi farebbe piacere dire?
In conclusione, ci piacerebbe esprimere la nostra gratitudine a una bellissima terra, la quale privilegia i suoi figli con una ricchezza senza prezzo attraverso la sua arte, storia, lingua, cultura e natura... Cos’altro dire del Friuli?
Un caro saluto e a presto
Enrico M. Bertoz & Letizia Pauletto
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